I risultati della ricerca IARD RPS
Alcuni accenni
La lettura dei libri gioca un ruolo importante nel processo di crescita individuale dei giovani, non solo dal punto di vista della formazione dell’identità individuale, ma perché agisce positivamente sui risultati scolastici. In questo senso, l’aspetto più interessante – che permette di cogliere appieno il valore che la lettura di libri può avere – è legato al fatto che questa influenza positiva è indipendente dalle origini sociali dei giovani e dalle altre variabili sociali nel momento in cui si interpretano i differenziali nei percorsi formativi.
I libri sono “ascensori sociali”? Sì.
La stima dell’impatto dovuto alla lettura di libri sui risultati scolastici nella scuola media superiore espressi come voto medio conseguito nelle materie umanistiche, applicando un modello di regressione lineare, ci dice che ogni 10 libri letti in più nei 6 mesi precedenti si determina un aumento di 0,5 punti nel voto medio, ad esempio, per le materie umanistiche.
Un'influenza positiva importante, indipendente dalle origini sociali dei giovani e dalle altre variabili sociali.
L’istruzione – e gli investimenti relativi (da parte della famiglia e della società) - si configura quindi come un’opportunità di cui dispongono gli individui per migliorare la propria collocazione nella mappa sociale: ottenere buoni risultati scolastici è un fattore di importanza cruciale per “riuscire nella vita”...
Quanto pesa l’ordine sociale? La lettura e i libri possono “cambiare il destino”? Sì, possono.
Non si può ignorare il ruolo che le origini sociali giocano nello strutturare le opportunità, in particolare in un contesto come quello italiano confrontato poi con quello di altri Paesi europei.
Questo ci porta a considerare le diverse opportunità di cui godono oggi le giovani generazioni di fronte all’istruzione, alla lettura di libri, ai consumi culturali e all’insieme di infrastrutture e di politiche che possono favorirle. Più in generale, a valutare il peso che le origini sociali hanno nel modellare il destino degli individui. Ciò non significa una relazione lineare e univoca tra estrazione sociale e successo individuale: i discendenti delle famiglie più svantaggiate culturalmente non hanno il loro futuro già scritto. A maggior ragione se hanno la possibilità di schiacciare dei bottoni dell’ascensore sociale che permette loro di “saltare dei piani”. Ciò che conta nei processi di apprendimento scolastico non sono infatti solo i fattori riconducibili all’origine sociale, all’area territoriale di residenza, ecc. La lettura e i consumi culturali più in generale rappresentano dei fattori in grado di mitigare gli effetti negativi dell’essere nati in una famiglia scarsamente dotata di risorse culturali ed economiche...
L’Italia nel confronto internazionale
Gli effetti si misurano a livello di confronti internazionali. L’Italia negli ultimi anni ha migliorato la sua posizione in termini di partecipazione scolastica secondaria: il nostro Paese ha visto crescere dal ‘98 al 2006 la percentuale dei laureati, tra i 20 e i 29 anni sulla popolazione della stessa fascia d’età, dal 13,7% al 31,8%. Tuttavia, malgrado l’incremento, che ricalca quello della partecipazione alla scuola secondaria, non è riuscito a colmare il gap con le altre nazioni, rimanendo, tra i Paesi europei, quello con la minor quota di giovani laureati. Se 1 giovane olandese o inglese su 2 (fascia di età 20-29 anni) è laureato, in Italia il rapporto è invece inferiore a 1 su 3....
C’è una relazione tra investimento in cultura e rendimento? Sì…Ogni 100 euro spesi in più la % di studenti in difficoltà diminuisce
Se evidenziamo la relazione tra l’investimento in “spese culturali” e istruzione (spesa media nel triennio 2003-2005 per studente in educazione dell’obbligo, pubblica e privata), e la “qualità” degli studenti (in termini di competenze possedute: percentuale di studenti di 15 anni che in base all’indagine Pisa nel 2006 non hanno mostrato difficoltà nella comprensione di un testo) rintracciamo una relazione positiva tra investimento e rendimento...