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Alcuni dati sul mercato italiano 2005…
A cura dell’Ufficio studi dell’AIE

La lettura: crescono (di poco) i lettori. Si arriva complessivamente al 53,1%
I lettori di almeno un libro non scolastico nei dodici mesi precedenti hanno raggiunto nel 2005 il 42,3% della popolazione con più di 6 anni di età. Dichiarano, in altre parole, di aver letto un libro oltre 23.400.000 persone, con una crescita sul 2004 del +0,95%. A questo valore potremmo aggiungere un 10,8% di lettori di soli libri gialli, rosa, fantasy e fantascienza, manualistica leggera (cucina, giardinaggio, hobby), di libri allegati ai quotidiani e settimanali e di utilizzatori di guide di viaggio: complessivamente si arriva al 53,1% di lettori.
Dopo il calo degli Anni ‘98-‘99 si conferma così la lenta ripresa della lettura che comunque non muta affatto le caratteristiche strutturali di un mercato il cui perimetro risulta tra i più ristretti tra i paesi europei: tra 2000 e 2005 la crescita è stata del 10,4%. Va tenuto presente però che il 2000 è stato uno degli anni in cui la diffusione della lettura è stata tra i più bassi negli ultimi dieci anni.
Tra i lettori, quasi la metà – il 47,5% per l’esattezza – non arriva a leggere più di tre libri all’anno. Solo il 13,5 % dei lettori ne legge uno al mese (circa 3 milioni di persone).
Sono inoltre forti le differenze a livello geografico: si passa dal 50,4% del Nord (con punte del 60% in alcune regioni) al 30,4% del Sud.
Le fasce infantili e giovanili di popolazione si confermano composte da lettori complessivamente più forti e assidui rispetto alla media nazionale: il 65% dei bambini di 5-13 anni si dichiara infatti (dato 2005) lettore di libri non scolastici. Anche qui, dopo la crescita nella diffusione della lettura (fino al 71% tra ‘97-‘98), il settore è stato caratterizzato da andamenti altalenanti e da un sostanziale arresto della crescita (era il 64% nel 2004). Diverso il dato per le fasce di età prescolari, dove il 73% dei bambini di 3-4 anni ha ricevuto in regalo un libro nell’ultimo anno.

Il mercato librario: cresce dell’1,8% sul 2004 e arriva ai 3.829 milioni di euro
Nel 2005 il valore del mercato librario e dell’editoria digitale ha raggiunto il valore a prezzo di copertina di 3.829 milioni di euro, con una crescita dell’1,8% rispetto al 2004. Si tratta di un incremento tra i più bassi degli ultimi anni, sia rispetto al 2004 (si era registrato un +3,2% sul 2003), che sul 2003 (rispetto al 2002 c’era stato un +2,3%).
Una delle ragioni va indicata nella bassa crescita della libreria: questo vale sia per la vendita di libri di “varia adulti e ragazzi” (+0,8%: 1.034milioni di euro), sia per quelli scolastici ed educativi (+1,5%: 669milioni di euro).
Anche gli altri canali – ad esclusione della Grande distribuzione organizzata (+9,8%) e delle vendite tramite Internet (+15%) – hanno però registrato modesti tassi di crescita quando non addirittura tassi di negativi, come è stato il caso dell’edicola al netto dei libri allegati a quotidiani e periodici (-18,9%). Le vendite in edicola di libri allegati a quotidiani e periodici nel 2005 hanno proseguito la crescita (+11,9%) a valore, tenendo sostanzialmente in termini di copie commercializzate (soprattutto per l’aumento del numero di operazioni realizzate dalla stampa “locale”): in valori assoluti parliamo di 537milioni di euro e poco meno di 75milioni di copie.

Rispetto ai tassi di crescita a cui questo fenomeno ci aveva abituato (nel 2004 la crescita fu del +43,2% e del +49,1% nel 2003) l’impressione è però di una raggiunta maturità di sviluppo di questo tipo di prodotto editoriale, di uno spostamento nella politica dei collaterali verso il Dvd, di un venir meno di nuove proposte capaci di catturare l’attenzione e l’interesse dei lettori come fu con la narrativa contemporanea prima e le enciclopedie poi.
Le vendite abbinate sono però diventate un fenomeno strutturale per l’industria dei quotidiani in quanto i ricavi di vendita da prodotti abbinati sostituiscono la minor raccolta pubblicitaria dovuta al drenaggio delle risorse finanziarie da parte delle concessionarie televisive: l’effetto di queste operazioni è stato il riassorbimento del deficit nei bilanci derivante dalla difficile congiuntura economica del mercato pubblicitario italiano.
L’edicola è diventata così il secondo canale di vendita del libro in Italia (557,5 milioni di euro, esclusi i collezionabili), superando la Grande distribuzione che nel 2005 ha raggiunto i 222,7 milioni di euro.
A sua volta l’industria editoriale libraria (il libro) con 4.366milioni di euro (libri + libri venduti come collaterali assieme alla stampa quotidiana + editoria digitale) rappresenta con il 28,7% il principale comparto dell’industria dei contenuti in Italia (al netto dei ricavi pubblicitari, sponsorizzazioni, contributi pubblici). E probabilmente il valore risulterebbe più elevato se si fosse in grado di contabilizzare i ricavi prodotti dalla cessione di diritti (per film, sceneggiati televisivi, ecc.). O se si riuscisse a trasformare in un mercato legale quello generato dai fenomeni di riproduzione illegale di libri o di loro parti, stimato in 322 milioni di euro.

Produzione: quasi 53mila i titoli prodotti. Troppi? No, a giudicare gli altri paesi europei
Nel 2004 - ultimo anno di cui sono a disposizione dati sulla produzione (quelli relativi al 2005 saranno disponibili a settembre ndr) - sono stati pubblicati 52.760 titoli, compresi quelli destinati all’adozione scolastica (4.780) e i libri per bambini e ragazzi (3.780).
Il 64% di questi sono novità (erano il 63% nel 2003).
Tanti, troppi i quasi 53mila titoli all’anno prodotti? Forse una delle ragioni della non lettura nel nostro Paese è legata a questo “eccesso di produzione” da parte delle case editrici italiane? No.
In un confronto con le principali editorie europee, l’editoria italiana pubblica un numero di titoli per mille abitanti che non è molto lontano da quello di Francia (1,09) o Germania (0,90). Ed è inferiore a quello di Spagna (1,82) e Regno Unito (2,10), sia pure con l’avvertenza che in questi due casi siamo in presenza di editorie nazionali che possono disporre di ben più ampi mercati linguistici internazionali di assorbimento della loro produzione rispetto all’editoria italiana.
L’insieme delle case editrici italiane propone un’offerta di titoli, generi, autori, letterature, temi e argomenti culturali e di ricerca, fasce di prezzo, ecc. che per quantità e ricchezza non appare diversa da quella che troviamo negli altri Paesi europei considerati.
Quello che risulta evidente è che questa offerta – ricca e articolata per rispondere a bisogni di informazione, aggiornamento, svago, cultura dei cittadini del nostro Paese – ha di fronte a sé un numero di lettori, e quindi di acquirenti, tra i più bassi in Europa. Non basta quindi la ricchezza di ricerca e di progettazione editoriale (e imprenditoriale) da parte delle case editrici italiane, che non è diversa da quella degli editori di Francia o Germania, di Spagna o Regno Unito. Il problema è la domanda.

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