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Stati generali dell’editoria (21 e 22 settembre, Roma) - il tema della seconda tavola rotonda (21 settembre, ore 15.40): il valore dell’editoria.
Come può l’industria editoriale contribuire al rilancio del Paese?

Come può l’industria editoriale contribuire al rilancio del Paese? Quale è la qualità che esprime e cosa occorre per favorirla? Sarà proprio “Il valore dell’editoria: tra cultura industriale e industria culturale - Le politiche dell’offerta” il tema del secondo confronto della prima giornata degli Stati generali dell’editoria 2006, le Assise del mondo del libro organizzate dall’Associazione Italiana Editori (AIE) in programma il 21 e il 22 settembre a Roma nella Sala dello Stenditoio di San Michele a Ripa.
Per la prima volta saranno gli editori a parlare: come imprenditori, ancor prima che come operatori culturali. “L’industria culturale – spiega il vice presidente di AIE Fernando Folini che presenterà le tesi degli editori in apertura del dibattito- è anch’essa un’industria e come tale richiede lavoro, investimenti, innovazioni di prodotto e di processo, formazione, capacità imprenditoriali, infrastrutture, tecnologie, promozione, risultati economicamente significativi. Al suo interno l’editoria libraria è un comparto importante, con una peculiarità: in epoca di globalizzazione è una specializzazione europea e, all’interno dell’Europa, anche italiana. Il libro insomma è il più antico prodotto industriale, ma l’editoria – tutta l’editoria – si colloca oggi sul fronte più avanzato dell’innovazione tecnologica”.
Le cifre – Nel 1985 gli editori pubblicavano 0,34 libri per mille abitanti; oggi sono 0,94 (per avere un dato di raffronto in Francia sono 1,05, in Spagna 1,82, nel Regno Unito 2,10, ecc.). Nel settore bambini, nello stesso periodo, si è passati da 0,22 a 0,44 copie per mille residenti.
La crescita rivela lo sforzo imprenditoriale degli editori, in innovazione e ricerca di autori, generi, letterature straniere, linee editoriali diverse per venire incontro ai nuovi e sempre più segmentati bisogni di lettura, studio, evasione, aggiornamento professionale, possibilità di spesa (il 30,4% delle copie distribuite ha un prezzo di copertina che non supera i 7,75 euro) degli italiani. Ma anche innovazione (e investimenti, aggiornamento professionale, ecc.) in direzione del rinnovamento del prodotto per rispondere ai nuovi modi di distribuire contenuti in formato digitale. Nel 1995 solo l’1,1% delle novità avevano un supporto digitale; oggi è il 3% dei titoli ad avere supporti e collegamenti a cd rom o web. E il 13,5% del mercato dell’editoria digitale è fatto da banche dati (soprattutto professionali).
Il programma del secondo confronto sarà caratterizzato dall’intervento del responsabile per l’editoria del Governo Prodi, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi, a cui gli editori italiani Pietro Boroli (Gruppo De Agostini), Claudio Calabi (Gruppo Il Sole 24 Ore), Stefano Mauri (Gruppo Mauri Spagnol), Enrico Iacometti (Presidente Gruppo piccoli editori di AIE) illustreranno le strategie imprenditoriali per migliorare la qualità, l’appetibilità e la competitività dell’offerta editoriale italiana in Italia e all’estero, e la necessità di quadri di riferimento (norme, politiche industriali) che favoriscano lo sviluppo. Modererà il vice direttore del Corriere della Sera, Dario Di Vico.


Milano, 14 settembre 2006



Per informazioni,
Daniela Poli, Ufficio stampa AIE
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daniela.poli@aie.it


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